#7 Cose strane.


On air: Trains (In Absentia), Porcupine Tree

(by zeusstamina)

Non tutti sono fatti per prendere e partire.

C’è chi è nato per restare, e chi per far fagotto ed andare lontano.

Non ci fossero le persone che restano, probabilmente non ci sarebbero neanche quelle che partono. Non avrebbero nessuno da cui tornare, in fondo.

Per logica, poi, se tutti partissimo, ci sarebbe così tanta confusione che saremmo bloccati in un traffico senza fine, e allora per cause di forza maggiore, rimarremmo dov’eravamo.

E poi ci sono io, che resto, ma vorrei partire, e quando posso partire, vorrei restare.

Byez, la Nana.

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49 commenti

  1. > On air: Trains (In Absentia),

    Li ascoltavo stamane i PT.

    > se tutti partissimo, ci sarebbe così tanta confusione che saremmo bloccati in un traffico senza fine

    Come una puntata del Dottore.

    Occhei, me ne vado a studiare.

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  2. Bellissime le tue considerazioni! Al di là della dialettica tra uno stato d’animo e quello che c’è qui e quello che c’è là, alle persone che restano non avevo mai pensato!

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    • Magari dipende dall’importanza che diamo alle persone che restano.
      Forse la chiave è proprio lì.
      Magari tutto quello che potremmo definire “coraggio”, altro non è che mancanza di radici a livello personale.

      Ps: però voglio sapere se hai apprezzato anche la canzone! Che secondo me, potrebbe piacerti!

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  3. Al momento mi sento molto più rappresentata dalla categoria di quelli che restano ma vorrebbero partire. Forse perché non parto sul serio da ormai una decina d’anni…
    Chi lo sa se la Russia mi farà passare dall’altra parte, o addirittura dalla parte di quelli che sono partiti e a tornare non ci pensano proprio… ;)

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  4. Io sono per prendere, partire e restare là. Da là poi riparto e poco importa se significa tornare, si tratta sempre di un viaggio. E pensa che proprio ora stavo pensando al prossimo.

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  5. Qualche anno fa su un traghetto da Hong Kong diretto a Shenzhen potevo leggere sul poggiatesta di fronte una frase in cinese con la traduzione in inglese: “Home is where the heart is”. Da quel momento in poi ho dato un senso diverso al mio viaggiare, scappare e tornare son quasi diventate sensazioni più dolci, più umane..

    Ad ogni modo condivido il post, sai.. odio il traffico.

    Spud

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    • Ahahaha, m’hai fatto morire :’)
      Comunque bella frase, sì.
      Mi chiedo se tutta questa confusione allora non dipenda dal fatto di non sentirsi a casa in nessun posto.
      Forse c’è bisogno di radici ben piantate in profondità per goderselo, il viaggio.

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      • Beh credo che dipenda, viaggio è un concetto complesso. Nella mia famiglia il viaggio in solitaria è quasi un rito di iniziazione e sono cresciuto vedendo foto sbiadite di mio nonno in posti esotici o seguendo mio padre in giro per il globo, però quando poi cresci e sei tu in prima persona a viaggiare tutto cambia, e tutto dipende da te. Puoi scappare, puoi avere una casa dove tornare, tutto quello che vuoi, basta ricordarsi che il viaggio è il momento per eccellenza in cui si ha a che fare con la propria coscienza. Ops, diciamo che è per questo che hanno creato i Club Med. ;-)

        Spud

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      • Vedi?
        Sei stato fortunato.
        Nella mia, di famiglia, è una cosa che poco viene concepita!

        E comunque ‘sti Club Med mica li conoscevo! :D
        Ora me li guardo!!
        Grazie caro u_u

        Ma il tuo primo viaggio in solitaria per dove l’hai fatto??

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  6. Riguardo il club Med non li vedere, sono frutto del demonio! Roba pessima! Sono villaggi turistici (per carità ognuno fa’ quel che vuole) e viene un po’ meno il senso di viaggio come lo si intende comunemente.
    Ma sai che il primo non ricordo? Sarà l’alzhaimer o chissà cosa, e poi però basta trovare ogni volta quel “mio primo”: il primo viaggio in auto, il primo in Africa, il primo qua ecc ecc. Comunque sono quasi certo che fosse in Italia; ma fidati che non conta quale sia il primo, tanto ogni esperienza ti regalerà qualcosa di unico.
    Cacchio, mi è venuta voglia di partire ora.

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