Non è, non è dolce cadere nel fango, di faccia a terra, e perdere il senso di una vita intera.


Mi fa quasi strano essere in casa per una sera.

Capita raramente, ormai.

Purtroppo non conosco mezze misure, quando troppo e quando troppo poco.

Ma, in fondo, il periodo non è dei migliori.

Mh, in realtà è un bel po’ che non ho periodi buoni.

Diciamo allora che tra i periodi brutti, questo è quello piùbbrutto.

Oltre alle mancanze giornaliere, ai problemi che mi trascino da mesi, alle corse sfrenate contro il tempo, tappa buchi qui e lì che sennò la diga crolla, arrivano da più fronti piccole delusioni.

Ok, forse delusione è una parola grossa.

Diciamo che ci rimango male.

Punto sempre tanto, e poi boh.

Mi perdo tutto per strada.

Che io, in fondo, non vorrei allontanarvi, ma non riesco neanche a tenervi stretti.

Un’accidia che non dipende da me, o dalla noia.

S’è fatta da sé, è intrisa di lacrime e pugnalate allo stomaco, incazzata e violenta.

Ed è sempre presente.

Me la sento ovunque.

Sulla schiena, nella pancia, nelle mani che non stringono più loro simili da tempo, nelle gambe, negli occhi.

Lei è presente quando mi alzo la mattina presto, quando sono al bar con il collega e mangio il cornetto integrale che Marcello mi lascia da parte perché fortuna che ci sei tu che entri col sorriso.

Lei c’è quando giro di negozio in negozio, quando fuggo alle provocazioni del provola, quando suono al campanello di mia madre che risponde gridando cose smielate da mamma, sempre quando passa qualcuno.

Lei c’è quando torno a casa e mi butto sul letto naso contro naso con il gatto, quando esco per l’aperitivo e mi abbraccio la cameriera ricciacapriccia, quando torno e aspetto che la lavatrice finisca perché bisogna farla di sera che si consuma meno corrente.

Lei c’è quando sono a letto con gli occhi spalancati alle 3 di notte, quando prendo in mano le foto e cerco di ricordare la sensazione della sua sul viso, quando volto l’angolo e mi sembra di vedere un’ombra, quando sento la sua presenza in macchina, o in ufficio, quando passo davanti al bar e ancora mi giro, quando sussulto se vedo la macchina come la sua, per poi rendermi conto che ci sono dentro io, nella sua.

Lei c’è.

Sta lì ed aspetta.

Aspetta i momenti bui per finirmi, e quelli belli per rovinarli.

E a me sembra di essere sempre allo stesso punto.

Anche queste parole, queste sensazioni, mi sembra di averle tirate fuori già altre mille e più volte.

Mi riciclo.

Cambio forma, ma la sostanza è sempre quella.

 

Byez, la Nana.

 

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22 comments

  1. se le tiri fuori è perchè ne hai bisogno…
    tu tirale fuori tutte le volte che ti pare, che poi, col tempo vedrai che piano piano non sentirai più questo bisogno… e ti accorgerai d’aver voltato pagina….

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  2. A questo 2014 è evidente che gli stiamo abbondantemente sul cazzo. Per questo, e non so totalmente se la cosa abbia senso, prendiamolo di petto. Dal mio canto ho provato a far finta che non esistesse, ma lui è un anno intero ed è più potente. Quindi, spalle dritte e capo alzato: “ci potrà piegare quanto vuole, ma non ci spezzerà mai”.
    Un abbraccio forte Nana.

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  3. Lei è la tua ombra, lei sei tu. Se cambi strada, lei ti segue, perché cambiate strada insieme. I periodi brutti vanno affrontati e risolti. Come? Diagnosi a distanza lasciano il termpo che trovano ma una sincere analizzi di te stessa può indicare come procedere.
    Cerca di vedere dieci aspetti positivi di questo momento

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    • Gli aspetti positivi lasciano il tempo che trovano.
      C’è sempre un’ombra, anche dietro di quelli.
      Ci si prova, sempre e comunque (:
      Ma è una strada ancora lunga.

      Un abbraccio, e grazie.

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