Intoxicate my soul with your eyes.


Mi è sempre piaciuto sentire lo stomaco ruggire dalla fame. Totalmente vuoto, lamentoso, aggressivo, voglioso.

Mi sono resa conto di far parecchio affidamento a ciò che lo stomaco dice, a ciò che lo stomaco fa.

Almeno saprò cosa rispondere quando mi vengono propinate quelle domande che sanno di tutto e niente, quelle che dovrebbero far capire come siamo, chi siamo e perché cazzo indossiamo certi vestiti, Loser.

Testa o cuore? Stomaco.

Gli organi interni, dovrei chiedere loro scusa per tutte le volte in cui avrei voluto strapparli via, buttarli, abbandonarli in mani sconosciute, che poi, pensandoci, così sconosciute non erano se ho ancora addosso i segni dell’intimità delle loro linee impressi sul viso.

Ci sono cose che ho immaginato cucite su di me, ma che non ho mai provato ad abbinare all’immagine di tutti i giorni.

Ogni tanto, una canzone, una frase, un articolo trovato per caso, me lo ricorda.

Per esempio, erano le 2.30 circa, ed io me ne stavo seduta esattamente sulla stessa sedia su cui sono seduta adesso. Probabilmente, la posizione era diversa. Non sono mai riuscita a sedere come le signorine per bene, my bad. Insomma, me ne stavo seduta in qualche strana posizione qui su questa sedia proprio come ora, e, con davanti il pc, mi godevo una puntata di Mozart in the Jungle, quando viene nominata questa canzone ed io me la vado a cercare, e niente, ora è in loop da circa una mezz’ora e sta accompagnando la stesura dell’ennesimo delirio notturno, e mi ricorda che a me il jazz potrebbe piacere, che le poche volte in cui sono venuta a contatto con questo genere, ho totalmente dimenticato chi fossi, ho dimenticato gli organi interni, lo stomaco, le domande imbarazzanti, tutto. Ho dimenticato, ho abbandonato, e sono diventata parte della musica stessa. Però poi non vado oltre, torno nei miei confini epidermici.

End of story.

Voglia di credere fermamente che ci sia ancora un sacco di tempo?

Così tanto tempo per viaggiare, per conoscere, per sentire, per vivere, per gridare, per piangere, per ridere fino alle lacrime, per qualsiasi cosa riesca anche solo a passarti per la testa?

Magari è solo pigrizia.

In fondo, chissenefrega.

Continuo a passare il polpastrello nel piatto dove una volta, giuro neanche troppo tempo fa, albergava una cheesecake ai frutti di bosco. Le cuffiette non vogliono sentir ragione di smettere di passare Billy Holiday. Assaporo ciò che rimane del dolce, e penso che posso continuare a ripetere all’infinito che conosco i miei polli, e che sento puzza di fregatura a chilometri di distanza. La verità è che me l’hai fatta, ti ho creduto. Corruccio la fronte, disegno una faccina triste con quei due poveri mirtilli naufragati nella panna, e penso che magari, la mia, è solo pigrizia.

Byez, la Nana.

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32 comments

  1. Una piadina te la potevi mangiare però :(

    E per quanto riguarda la pigrizia, ricordati che c’è sempre tempo per fare tutto, e per sistemare le cose che non ti vanno bene (:

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  2. Cheesecake!!! Che delizia!! Mangiarla mentre ascolti un pezzo così e pensi ai mille posti da vedere e cose da fare…stupendo. Forse mentre scrivevi non ero poi tanto allegra, vista la faccina triste, ma di certo sei riuscita a far sognare me!

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  3. Due dubbi (swolo quelli? boh!) Il primo: lo stamaco vuoto vuoto c’è mai stato? Il secondo sei un animale (inteso nel senso buono) notturno come le civette?
    Il primo forse è pleonastico, perché consumi dito e piattino mentre lo passi sopra :D
    E va bene, sono un orso impertinente.
    Sereno pomeriggio

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