Diario

Ognuno con i suoi mezzi, magari arrivando a pezzi su una vecchia bicicletta da corsa con gli occhiali da sole e il cuore nella borsa.


Mi accartoccio su me stessa e infilo le cuffiette mentre sono davanti a questo portatile sgangherato, se non sto attenta lo schermo sviene sul tavolo. A volte rimane immobile per ore, giorni, finché non decide che no, lui così non può andare avanti e sbam, aperto a 180°. C’è da chiedersi se non sia come la storia dei quadri appesi per anni, eoni (cavoli mi è sempre piaciuta la parola eone), e un giorno questi si prendono la briga di tirar giù il chiodo dal muro. Senza avvertire. Loro prendono e cadono. Uno di quei rumori così sordi che ti rimbomba in testa per eoni (ok, sto esagerando. Smetto. Eoni).

E’ da martedì che ascolto una e solo una canzone. Ho provato a cambiare, giuro. Per esempio adesso ho aperto d’istinto la cartella musica in cerca di qualcosa di papabile, ma mi da fastidio sentire altro. Ecco, mi sto per arrendere. L’ho messa di nuovo. Telefonami tra vent’anni, Lucio Dalla. Martedì sera sono andata al cinema con L. e..Ok, rettifico. Martedì sera ho trascinato al cinema L. perché avevo voglia di poltrone, di posizioni assurde, di gambe addormentate, di silenzi, di buio, di immagini enormi, di colori. Il trailer de Il nome del figlio mi aveva incuriosito, e poi Lo Cascio è un po’ il feticcio di L. anche se ha visto due film ma ok fa niente gli voglio bene uguale, e quindi l’ho convinto ad andare. In sala c’eravamo noi, una coppia ed un clima tropicale. Il film non è stato brillante, anzi, ma la scena in cui ho sentito per la prima volta questa canzone m’è piaciuta tantissimo. E’ diventata una specie di nenia, e una volta tornata a casa ho dovuto cercarla. Quindi sì, la ascolto da martedì sera.

Pensavo che è da dicembre che non metto uno smalto, o forse di più.

Che non sto bene coi capelli corti ma che ciclicamente finisco col desiderare il caschetto perché convinta di starci bene e poi invece un disastro.

Che ieri mi sono guardata nuda ad uno specchio non mio, e mi son detta che l’insieme non fosse così da buttare via, mentre mi veniva comunicato che in fondo a me son sempre piaciute quelle paffute e allora ho preso una nota mentale riguardo l’andare in giro con un machete nella borsetta.

Che ogni volta che mi frequento con una persona nuova mi prendono gli attacchi d’ansia e divento un mostro sputa-parole che fa discorsi strani, salvo poi tornare in me e scomodare un po’ tutte le religioni.

Che ho letto che “C’è una certa grazia nell’avere il cuore infranto“, e me lo sono segnato sull’agendina coi fogli intrinsi di pois.

Che avrei voglia di mettermi quella gonna che ho preso a 3€ ed indossarla senza calze, come le ragazze di Berlino che sfidavano il freddo dall’alto del loro metro e novanta coronato di biondi capelli e toni austeri.

Che d’estate non ho mai girato senza mutande ed ora ne ho una voglia matta senza apparente motivo.

Che mi piacerebbe essere ad un rave, che vorrei di nuovo i capelli lunghi, disordinati e con un dread gigante, che i piercing parlavano per me e tutti davano per scontato che fossi un certo tipo di persona.

Che sta diventando un po’ una barzelletta la vocina stridula con la quale mi si chiede come non ti fai le canne?! Ma guarda che faccia che hai.. 

Che ho scritto troppe volte senza e mi sta dando fastidio ma non ho voglia di cambiarlo.

Che mi viene più facile iniziare le frasi con che, che mi sembra tipo di afferrare i pensieri per la collottola dicendo loro di stare buoni che gli ho trovato casa.

Che oggi mi è stato detto di essere la candidata prescelta per LA relazione, quando io fino a poche ore prima mi disperavo in cerca di un rimedio al mio cadere tra le braccia di persone che non c’entrano un tubo con la sottoscritta, ma anche che LA relazione dovrebbe succedere, no perché se si trattava di un concorso al quale bisognava iscriversi ad una certa età vaffanculo vorrei saperlo almeno smetto di picconarmi l’anima come solo Dawson’s Creek mi ha insegnato a fare e inizio a prendermela con la disinformazione e con le istituzioni.

Che non mi piace guardare foto/video della gente con cui intrattengo rapporti occasionali. Che tanto se sono lì con te è perché un minimo d’interesse c’è, e se c’è dell’interesse vuol dire che t’ho già stalkerato da un bel pezzo.

Che mi scorre nelle vene un post che non parla di me ma non vuole saperne di uscire, sono notti che mi fa vibrare e mi provoca fastidi e tachicardia. Tende tranelli, mi dice vedrai che è la volta buona, giuro che esco e poi niente mi lascia a scrivere stronzate alle 4 del mattino.

Che vorrei dirle che non mi piace litigare di notte perché le voglio bene e sarei persa e sola e triste senza di lei. Che ok, siamo una strana coppia, ma ci compensiamo, poi chissenefrega di quello che pensano gli altri.

Che odio ammetterlo, ma i cappelli di paglia mi donano e che forse dovrei iniziare a pensare ad un futuro più bucolico. 10965566_10206112042110772_1488721981_n

Butto la testa all’indietro mentre dall’alto un suono un suono prolungato di un pensiero che è appena nato si avvicina e scende giù.

Ed ecco che mi vedo scalza sul prato di qualcuno, con le scarpe in mano, il trucco sfatto e ancora voglia di ballare e abbracciare e mordere guance.

Ora sono in spiaggia e sto cercando di capire come funzioni il kitesurf, e se sia stata veramente dotata di un baricentro.

Adesso nella camera di un albergo, sdraiata sul pavimento con in mano una scatola di biscotti, le gambe alzate al cielo e l’acqua della doccia che scorre in sottofondo.

In montagna, davanti al camino scaldando una ciambella sul fuoco.

In una Cinquecento in campagna, con il vestito a fiori e le Dr. Martens sull’acceleratore.

In un letto, con il gatto sulla pancia e un respiro profondo che sa di casa, nell’aria.

Sto vagando in lungo e in largo, m’è sfuggito il momento in cui ho perso di vista l’obiettivo pur rimanendo fissa sulla x rossa al centro del palco.

Che ne sarà di noi.

In fondo, Muccino coi difetti di pronuncia mi piaceva un casino.

Byez, la Nana.

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31 thoughts on “Ognuno con i suoi mezzi, magari arrivando a pezzi su una vecchia bicicletta da corsa con gli occhiali da sole e il cuore nella borsa.

  1. Quel rumore sordo in mezzo al silenzio più assoluto. Fran. I cappelli di paglia hanno il loro fascino, soprattutto quando cammini in campagna sotto un sole che riesce a farti stare bene, lontano da tutto e da tutti, nella meraviglia della natura. Buona giornata.

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    1. E’ vero.
      Fa più effetto a dirlo che a farlo!
      Forse è un fatto di tabù.
      Mh, che alla fine, se non porti mutande, o le porti ma non sono tue, cioè non è che prendi e vai da un amico “oh lo sai che non ho le mutande oggi?”, è una cosa intima, una cosa che la gente non si aspetta.
      I calzini spaiata non potrei accettarli però, così come i calzini senza scarpe.
      Ma 1. io li porto anche d’estate e non li tolgo mai neanche per dormire, 2. odio i piedi nudi, proprio non mi piacciono.

      Anche papabile è una bella parola.
      O procrastinare.
      O ponderare.

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      1. Bellissime parole in effetti. Anche se io avevo letto “palpabile”. Io vado molto in giro scalzo e nudo: i calzini tante volte mi fanno caldo. Non uso pantofole ma ciabatte aperte e d’estate faccio grande uso di sandalacci brutti.

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      2. Anche palpabile, però, non è male.
        Forse più per l’immagine di qualcosa palpabile che per la parola in sé.

        Per esempio a me neanche quando vivevo sola piaceva andarmene in giro nuda per casa, ma io son freddolosa. Dormo anche con 40° con lenzuolo e pigiama.

        Ti chiederei come sono fatti questi sandalacci, ma sembrerebbe troppo una domanda fetish.

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      3. Ha un suono morbido che si appoggia però…
        Io non penso di essere freddoloso, sui venti gradi devo mettere pantaloncini e maniche corte e poi sandalacci.
        I sandali sono delle ciabattacce brutte di gomma, plastica o quello che è con gli strappi per toglierli e metterli. Chissà che un giorno non metta sandalacci piú dignitosi…

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  2. Diamine è lungo EONI (che fa rima con beoni ma anche leoni e chissà con quant’altre parole.
    Ti telefono tra vent’anni? Ma ci siamo ancora. E’ meglio subito e senza infradito, con le mutande e vestita, Giri col machete in borsa? Posso metterti un gps, così evito d’incontrarti. Non si sa mai.
    Alle quattro del mattino o si dorme o si fa esercizio fisico per tenersi in forma. Scrivere post è pericoloso, vedi lo schermo del PC che crolla addormentato.
    Beh, è venuto il momento che io smetta di scrivere commenti stupidi.
    Dolce sera con L. e un abbraccio

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    1. Vabbè ma se devi solo chiamarmi, che differenza fa se porti o meno infradito e mutande?
      Il machete è solo in caso d’emergenza! Se non escono fuori frasette del cavolo, rimane lì dov’è! Dubito riuscirei ad usarlo con te!
      A me piacciono i tuoi commenti stupidi, anche perché non sono stupidi veramente!
      Buona serata a te!
      L. dopo quel film penso che non vorrà vedermi per almeno due eoni!

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  3. E penso quando a quattordici anni avevo scritto un articolo sul giornale della scuola su Muccino, perché cazzo i suoi difetti di pronuncia in quel film erano tipo perfetti.
    Non mi piace aggiungere cose, ma lo sai ormai.
    Se potessi staccare tutte le parole che ho appeso dentro di me, a coprire le pareti delle vene e di qualche organo, tante sarebbero molto simili a quelle. Solo che ho buttato un cappello di paglia che mi ricordava cose che ormai non ci sono più e non torneranno mai :)

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    1. Quel film parla per tutte quelle adolescenti che si sarebbero di gran lunga perse nel mercato dell’argento di Istanbul coi capelli a zero *-*
      Io ho sempre trovato alcuni difetti di pronuncia dolci, e poi lui c’aveva quel visetto..vabbèh.

      Ce ne saranno mille altri di cappelli di paglia [:
      Spero riuscirai a legarli a dei bei ricordi, duraturi nel tempo.

      <3

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