Sarà curioso avere a che fare con chi da sempre ha fatto a meno di noi.


Toccare il fondo.

Liberarsi di pesi e mezze misure per aiutare la discesa, planare sul terriccio senza equipaggiamenti di alcuna sorta, in barba alle leggi della fisica che ti vedrebbero più volentieri con il naso all’insù, in procinto di bruciare e diventare semina per il raccolto a venire.

Mi siete tornati alla mente tu, tu e tu. Non so di preciso il perché, però ricordo che la tachicardia era scomparsa, che era tutto così calmo e non c’era più bisogno di concatenare vocaboli dietro i quali nascondermi e sparire, che a pensarci meglio basterebbe anche un vedremo, e invece ancora m’ostino a contornarlo di inutili convenevoli politicamente corretti.

Fare capolino nei momenti meno adatti, lasciare un cartello con scritto torno quando voglio che non c’è mica alcuna fretta. Sì, ok, forse è vero se ogni volta ti dico che mi sento una scadenza addosso, però tu tranquillizzami ti prego, dimmi che l’eternità esiste per davvero e che in un modo o nell’altro torneremo e che ci sarà tempo per quel tutto che ogni volta che poi si sta insieme non si sa mai che fare ma non ci importa non ci deve importare che noi c’abbiamo l’infinità dei giorni dalla nostra e l’elisir della giovinezza dell’anima.

Lasciami delirare alle tre del mattino su possibilità remote di avvicinamenti di falangi e di pelli bianche sotto i polpastrelli, di fratture scomposte per rimanere avvinghiati in posizioni inconcepibili, di coccigi doloranti per le troppe ore seduti in macchina a parlare e baciarsi e parlare e baciarsi e parlare di qualsiasi cosa trovando un punto da fissare che sia una ciocca di capelli o un neo sulla guancia destra o una ruga intorno la bocca pur di non perdere il filo del discorso in uno sguardo e baciarsi. Lasciami delirare in questo sentimento osseo, apparati scheletrici consapevolmente simili, abbigliati di carni e contorni per farci sentire diversi ed infinitamente soli.

Risalire con addosso soltanto un filo per non perderci ancora, ed una forbice per tagliarlo quando tutto sarà così perfetto da farci male.

Lasciamoci la possibilità di riprovarci e di rovinare tutto.

Continuiamo a godere della sensazione del ritrovarci.

Byez, la Nana.

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40 commenti

      • Già. Brucia più il girare intorno che il non combinare niente, a volte… non dico sempre… ma a volte. Non combinare niente è brutto eh.

        Nana, tu lo sai che… una tua parola e scendo al Colosseo con Co(m)modo (gioco la battuta perché stamattina è così)

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  1. Mi piace, sensazioni che sento ed ho sentito mie.
    Il fatto che poi mi sia schiantata a terra perchè ho tagliato il paracadute è un’altra storia.
    Bello leggerti per la prima volta così con parole che mi sono arrivate dritte allo stomaco.

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    • Mi piace arrivare dritta allo stomaco.
      E’ una di quelle sensazioni che reputo vere, e allora ti ringrazio.
      Anche se mi rendo sempre conto di dispiacermi un po’, poi, se trovo qualcuno con lo stomaco attorcigliato tanto il mio.

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  2. Nana, stai invecchiando (nel senso buono che può avere questa paroila :D ). Perché i ricordi sono ricordi e diventano scuse buone per ricordare i tempi passati.
    Hai già tolto il cartello ‘TORNO QUANDO VOGLIO’? o l’hai sostituito con ‘TORNO SUBITO’?
    E vabbene, si vive una volta sola e siamo sempre giovani, giovani!
    Alle tre di notte si dorme :D e un grande abbraccio

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  3. La gente torna alla mente (fa anche rima) nel modo più bastardo, certe volte, nei momenti meno opportuni e quando meno te lo aspetti.
    Comunque leggo nostalgia per qualcosa che non è, potrebbe essere ma chissà se sarà. forse sbaglio. Boh.

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