Diario · MI-AMI FESTIVAL 2016

#miamifestival day one:


Warning:

La lunghezza di questo post supera di gran lunga il fastidio
provocato da un messaggio vocale di più di 00:59sec su WhatsApp.
Non ci si assumono responsabilità per
incidenti da sonnolenza improvvisa
voglia di suicidarsi
perdita dell’orientamento
e altre cose molto brutte.
La lettura è consigliata ad un pubblico che non si reputi troppo adulto
e nei casi di maggiore stitichezza.

***

no comunque cazzate a parte
questo diario di viaggio sarà diviso in tre parti
perché altrimenti morite voi a leggerlo
ed io a scriverlo

***

 

Raccontare un’esperienza di viaggio non è propriamente facile, o almeno non per me.

Non farlo, direte voi.

E invece sì, risponderò io.

Partiamo da qualche mese fa:

Natale: 
ehi amico L.
che bel regalo che mi hai fatto, grazie!
come dici?
no, macché.
tranquillo.
ti giuro che ci sto lavorando al tuo, solo che dovrai avere pazienza ♥

Gennaio:
ci sto lavorando.

Febbraio:
oh ma che non ti fidi?

Marzo:
ah, ciao amico in comune!
sì, sai, sto lavorando a questo regalo per il nostro L. e allora..
no, fermati..

aspetta..
non tirare ad indovinare!
ti prego!
emmapor*******

Aprile:
chi sono?
dove sono?
dio esiste?
perché ho fatto regali bellissimi per tutti questi anni?
non potevo tenermi qualche idea da parte e intanto appioppare paia di guanti e calzini?

Metà Aprile:
cos’è questa luce?
come ci sono finita in un tunnel?
mamma?
e.t.?
aspetta..
un festival..
milano..
hipster..
risvoltini..

E’ così che ci siamo ritrovati in viaggio venerdì mattina aka 29/05 alle 8equalcosa circa anche se saremmo dovuti partire molto prima ma oh io faccio tardi che si sappia e spero che un giorno mi ci daranno la pensione per questo grave ritardo (l’avete capita? sì tranquilli ora mi sparo in bocca) (fatto).

Destinazione?

mi-ami-2016-lineup

Giorno 1:

Il viaggio di andata è stato piacevole, con la solita musica confusa che solo il mio mp3 riesce a proporre, il superamento senza problemi dell’Appennino che, secondo la mamma di L., è un casino, una fermata a Reggio Emilia dove c’era un sacco di silenzio, un sacco di caldo, un sacco di nobili, due panini giganti, il caffè d’ArtE’ con la crema di caffè gelata e la leccalecca a forma di anguria eddai compramela vabbene basta che smetti di fare i capricci, l’operatrice ecologica sul macchinino per pulire la strada che si era impallata e continuava a girarci intorno, un sacco di caldo, il parcheggio gratis e i primi sentori di coattaggine a cui solo un romano fuori dal GRA sa dar vita.

Praticamente l’arrivo era previsto intorno le 15.00 e invece eccoci a spegnere la stoKAtsoCar alle 16.30 in quel di Novegro.

Siamo stati accolti in albergo da un caffè ed un sacco di chiacchiere gentili, il proprietario era così paffuttino (che è un mix tra paffuto e carino creato appositamente per lui), che dopo averci spiegato dove fosse la stanza e tutto il resto, ci ha lasciato al mio unico dramma di questo viaggetto: il bagno in comune.

Non cedo all’isteria della cosa e anzi, dopo esserci cambiati in un tempo più che ragionevole (al contrario di quello che saranno i giorni successivi), e dopo aver risolto il problema/ansia parcheggio residenti ma qua la striscia non c’è ma la vedi che dietro e davanti invece c’è? te pare che in mezzo non è comunque striscia gialla? se me portano via la macchina ti affogo negli affluenti di destra del Po, etc.., ci incamminiamo verso il Circolo Magnolia, elogiando le mie doti di organizzatrice di viaggi in quanto molto molto davvero tanto vicino roba di cinque minuti a piedi neanche.

Sarò Franca con voi, una volta arrivati all’ingresso, siamo rimasti un po’ spiazzati, sia per l’ansietta da vivremo qualcosa di davvero figo, sia perché sinceramente non avevamo capito perché i giovani stessero tutti fuori seduti a bivaccare mentre noi vecchi non vedevamo l’ora di entrare ma forse dire questo è davvero poco cool chissà.

Ci facciamo palpare gli zaini, ci facciamo consegnare i biglietti e le magliette, ci facciamo timbrare le braccine, e veniamo subito braccati dalle signorine della Rizla che ci appioppano cartine e piselloni.

Piselloni TRL

in rosso: i piselloni di TRL

un consiglio: non cercate piselloni su Google Immagini

Poi è stata la volta dell’intervista al fumatore L., da un povero ciccetto che si vedeva che era capitato lì per caso ma che comunque un po’ di passione ce la metteva, ma il mio compagno di viaggio quando si tratta di puntualizzare non si tira di certo indietro, e quindi in neanche due minuti gli ha detto che erano domande senza senso e la nostra intervista è finita lì.

Io comunque quel tizio poi non l’ho mica più visto.

In ogni caso si prosegue per la nostra strada senza sensi di colpa, quando arriva la prima sorpresa: Elvis.

Sì, avete capito bene.

Elvis Presley era lì al MI-AMI intento a sposare chiunque volesse con qualsiasi cosa o persona, sotto la benedizione del rock’n’roll.

Piango un po’ e facciamo un giro di perlustrazione (non è vero. in realtà andiamo a recuperare della birra ad L. che è un alcolista ragazzaccio di strada e poi anche un panino perché è un ciccione), notando i palchi vuoti ma bellissimi. Ci sediamo nell’area food e ci sentiamo subito a casa perché c’è l’unico tizio che abbiamo sentito urlare da quando siamo arrivati, quello che consegna il cibo.

Il fatto è questo.

Non ci siamo resi conto sin da subito dell’esistenza di un’altra zona del festival, quella dove c’era il secondo palco, quindi parte dei concerti iniziali l’abbiamo persa shame on us ma insomma alle 19.30 siamo partiti con Novamerica, di cui avevamo ascoltato qualcosina in macchina, poi è stata la volta di Motta. Credo di aver postato anche una sua canzone qui sul blog e, come dissi ad L. durante il viaggio, mi sembra un artista maturo, si fa ascoltare e dal vivo si è rivelato ancora più sorprendente (oltre che molto arrabbiato nel suonare un tamburo, e anche molto sudato).

Finito il suo concerto, ci incamminiamo e scopriamo appunto la collinetta con una distesa di artisti dell’handmade. Inutile dire quanti soldi avrei voluto avere e quante volte mi sia innamorata delle loro idee.

Passiamo di là e troviamo Sylvia, che però non ci convince più di tanto, troppo cupa, troppa tristezza, poco in sintonia con il nostro di mood. Però è figa.

Corriamo comunque dall’altra parte a sentire l’ultima parte del live di Cosmo, che poi ho scoperto essere super lanciato su Radio Deejay, e anche se ammetterlo m’è costato un po’, alla fine mi sono fatta trascinare dai suoi ritmi ed abbiamo ballato. Ma non troppo.

Altre birre, altri giri, sinceramente ho perso il conto dei chilometri fatti in questi giorni, soprattutto lì dentro.

Quando ci accorgiamo della mole di gente che sta entrando, capiamo sia arrivato il turno de I Cani, e ci dirigiamo verso il palco con gli occhi a cuoricino per aver visto nel pomeriggio Contessa aggirarsi per la collinetta con le sue gambe magrissime e gli occhiali giganti. Ci ha sorpresi. Eravamo reduci del suo live a Roma, che ci aveva lasciato un po’ l’amaro in bocca, lo avevamo trovato un filino poco in sintonia col pubblico, il suo pubblico. Qui è stato una bomba esplosiva. Si stava divertendo e ci ha coinvolti, soprattutto con una scaletta rivisitata di vecchi pezzi che hanno fatto tremare la terra sotto i piedi.

Poco prima della fine, passiamo di là a vedere le ultime battute di Tommaso Paradiso, ma ci sembra d’esser finiti in spiaggia con le chitarre perché tutti cantano Vasco Rossi, lui compreso. Non capiamo bene il perché di questa scelta, cioè, ok, magari Bollicine è un bel disco (a detta di L. perché io sinceramente conosco qualche canzone in croce), ma in quell’ambiente lì stona, e siamo fermamente convinti che qualcuno gli abbia detto di fare le cover di Vasco, sì, ma Brondi, e lui si sia solo un po’ confuso.

 La serata la chiudiamo coi Gazebo Penguins, urlando Senza di te come due forsennati, e con l’intenzione di rimanere per l’ultimo live della serata di Calcutta, non tanto perché ci piaccia, quanto per disprezzarlo vergognandoci di conoscere le parole delle canzoni. Il problema si è posto nel momento in cui siamo stati quasi sotterrati dalla gente che voleva sentirlo, così, dopo aver ascoltato le tre canzoni che ci tormentano l’anima e la vita, ci siamo diretti nuovamente verso l’albergo.

Totale innamoramenti instantanei:

Nana: 8

L.: 4,5

 

Byez, la Nana.

 

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7 thoughts on “#miamifestival day one:

  1. Brava Nana che vai al Nord.
    Brava Nana che vai al Circolo Magnolia (io ci sono andato solo per i Clutch, ma è un discorso diverso).
    Brava Nana che saltelli in giro.
    Troppi risvoltini, sciarpette, barbe curate e vestiti fighetti per essere il mio festival…
    Un abbraccione Nana!

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  2. Tutto qui? Io mi ero preparato popcorn, birretta fresca, panini, cioccolata, ecc alla fine ho mangiato pochissimo, perché il post era finito.
    Dunque vieni al nord per ascoltare i tuoi megacult? A Roma niente?
    dai, dai. confessalo che ti è piaciuto.
    serena serata
    Ma sei ancora sveglia?

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    1. L’idea iniziale era quella di scrivere un post unico per tutti e tre i giorni (ecco il perché del “warning”), poi ho preferito tagliare! Spero ti sia rimasto un po’ di cibo, se lo metti in frigo non si fa cattivo e lo tiri fuori all’evenienza!

      A Roma qualcosina st’estate!
      Bisogna veder le finanze :)
      E tu?
      Che farai quest’estate?

      Liked by 1 persona

  3. ah ci volevo andare anch’io, ma poi non avevo di che dormire O_o cosmo è assai piemontese, qua è dappertutto, e mi fa piacere che i Cani riescano anche a fare bum, li vedo non ricordo quando quest’estate ed ero un po’ preoccupato

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