Pensare che vivresti benissimo anche senza.


Vorrei avere qualcuno che mi dica come debba sentirmi, che alla fine di tutto, alla fine di questo, io mi sono persa.

E se da un lato ci sono un sacco di parole dette, dall’altro c’è il silenzio più assoluto misto al rifiuto.

Sarà piangersi addosso, ma io le mie colpe me le carico sempre sulla schiena, una per una, le prendo, le analizzo e me le metto sul groppone perché solo così si migliora, o si cade in confusione.

Qualcosa mi dice che sono inciampata, ho tutte le colpe a terra e non so in che ordine rimetterle su, qualcuna s’è rotta, qualcuna s’è mischiata e qualcun’altra è irrecuperabile poiché in minuscoli pezzi così piccoli che il vento forse li ha spazzati tutti via, ed io mi sento in difetto.

La mancanza, la rabbia, la delusione, la stanchezza, la frustrazione, la tristezza.

 

Volete sapere una delle cose che ho più impressa nella memoria nei giorni successivi alla morte di papà e poco prima del funerale?

L’incessante attività del corpo umano.

Il richiamo al cibo, all’evacuazione.

Cazzo.

L’evacuazione mi ha lasciata senza parole.

Ma come puoi, mi dicevo, tuo padre è steso in una cassa senza più vita e tu senti lo stimolo di andare al bagno?

Uno schiaffo.

Uno schiaffo a tutto ciò che provavo.

Come ci stonava il proseguimento della vita in quella situazione.

Eppure, io sono ancora qui.

Sempre più convinta che la morte sia orrenda solo per chi rimane.

Dopo quasi tre anni, in preda ad attacchi di panico, alla paura dell’abbandono, a lottare con le mie insicurezze, e con la mia ragione che colloca tutto questo sotto la categoria egocentrismo.

Ma non possono farmene davvero una colpa, viviamo in funzione di noi stessi per forza di cose.

Per quanto possiamo esser presenti e prodighi verso il resto del mondo, è solo coi nostri occhi che lo filtriamo e lo filtreremo per sempre.

Non c’ho mai creduto all’altra metà della mela.

A due che diventano uno solo.

Mi piacciono le singole parti che si incontrano e affrontano un percorso.

E’ banale.

Io sono banale.

Ma lo scopo della mia vita non è mai stato sorprendere qualcuno.

 

Byez, la Nana.

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15 commenti

  1. Ho passato il pomeriggio del funerale di mio padre in cucina, a preparare decine di panini al prosciutto per tutti quelli che erano venuti ad accompagnarlo. Una cazzo di fame inestinguibile che abbiamo spento solo a tarda ora insieme a litri di bibite, caffè e sigarette, ridendo dei ricordi, delle sue barzellette stupide, del suo orrendo dopobarba e piangendo perchè non si poteva più ridere se non dei ricordi.
    Abbiamo pianto e riso, con la pancia piena e il cuore vuoto, perchè la vita non si è fermata e noi come lei siamo andati avanti.
    Un bacio e un abbraccio grandissimo alla mia Nana <3

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  2. Le grandi oceaniche pantagrueliche mangiate che si fanno in prossimità dei funerali (e le conseguenti evacuazione!) dicono sì una banalità, ma assolutamente veritiera. Che la vita continua. Anche senza, nonostante senza, pure se la cosa ci fa rodere il culo tanto da voler spaccare tutto e urlare dalla rabbia e dalla mancanza. La vita continua. Sarà banale? Va be’, sempre meglio che banane. Quelle, signora mia, mi si piazzano qui e chi le digerisce! Forza Nana, un bacio forte!

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  3. Il giorno del funerale di mia mamma ricordo di essere andata a fare la spesa. Mi sembrava di farle un torto ma avevo il frigorifero vuoto e lo spirito di sopravvivenza, soprattutto con due figli piccoli, di cui una appena nata, ha superato il lutto. E ancora adesso, ogni anno, alla ricorrenza, esco a cena con la mia famiglia, per ricordare mangiando.
    Non è folle, è vivere. La vita continua avanti ed è il modo migliore per ricordarli farli vivere con noi.
    Un abbraccio

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  4. Devi Sentirti bene e non prenderti colpe dato che sicuramente molte non ti appartengono :)
    La morte di mio padre mi ha insegnato che la vita è effettivamente breve, fatta di alti e bassi, a volte dannatamente vertiginosi ma che alla fine tutto ciò che puoi fare è cercare di goderti ogni istante e accumulare quante più esperienze positive possibili.
    I rapporti a volte sono strani e si complicano inutilmente ma i sentimenti, specie quando sono forti rimangono anche e soprattutto davanti alle situazioni complesse.

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  5. Hai scritto cose sagge. Molto sagge per la testa giovane che hai. Probabilmente i percorsi della nostra vita, quelli più pesanti, ci fanno andare oltre e qualche meccanismo della nostra spensieratezza si perde nel nulla. Qualcosa cambia. In quei giorni anche il tuo intestino, protuberanza della tua mente e sensibilità occulta. Si, le nostre persone care non ci sono più, e il loro ricordo ce lo portiamo dentro come una specie di fotografia reale fatta di istanti di luci e parole… Bel post !

    A presto.
    Ciao.

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  6. Chi lo sa… forse il banale è ciò che possono dirci gli altri, il resto lo possiamo scoprire soltanto da soli nella sua cruda semplicità… e poi “leggerlo” per cogliere da esso ciò che ci serve per continuare. Un bacio :*

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  7. A me la banalità piace un sacco. Sono queste cose banali che ci rendono umani, che ci uniscono, anche se sì, siamo parti molto ben distinte, e che giustissimamente devono badare a se stesse. Tra l’altro solo se uno sa badare bene a se stesso, può anche, a un certo punto, badare a qualcun altro perbene. Ma mi sa che ho detto una cosa banalissima…
    Grande abbraccio virtuale

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