Io vorrei tanto capirne di più.



Ci dovrei pensare, ogni tanto.

O forse no, forse l’errore è proprio in quello.

“E il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l’ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato.

Mi è tornato alla mente questo libro qualche giorno fa, e forse dovrei rileggerlo.

Quanti forse.

Forse mi sto nuovamente allontanando da tutto e tutti.

Forse sbaglio, forse sto sbagliando in questo preciso istante, con una mano scrivo il post e con l’altra sciorino parole a ruota libera che portano in un’unica direzione, che altro non fanno che allontanare.

E’ una vita di ci sono quasipuff.

Questa volta è un po’ più un casino del solito.

Non ho fatto in tempo a scrivere di come toccassi quel pizzico di felicità, che i meccanismi del mio corpo amigdaloideo hanno iniziato ad inviare impulsi all’ipotalamo e come li fermi certi sistemi? Mica puoi semplicemente dire no, basta, non si fa.

Non sarò mai tra quei fortunati che raggiungeranno il nirvana.

Rimango nelle file di chi tende le mani e prova, prova di continuo, una volta due volte dieci volte cento mille n volte.

 

Non credo di esser più quella che riusciva a scrivere di cose allegre, di qualsiasi stronzata.

Quelle cose, preferisco mi si leggano nella vita di tutti i giorni.

L’avevo detto che di scrittori felici non ne ho mai conosciuti, figurati io che scrittrice non lo sono neanche lontanamente.

 

Le mie insicurezze sono ancora troppo grandi per poter essere gestite con maturità.

 

▌▌

.sento il cuore in gola ed è un continuo battito che accelera poi nulla più solo la testa che gira ed una stanza da cui non riesco ad uscire che cliché che inutile cliché sono intrappolata in tutto questo che sensazione fantastica che schifo ma di cosa dovrei lamentarmi di nulla eppure c’è quel continuo dolore alla bocca dello stomaco mai abbastanza mai ma perché non si può vivere senza tutto questo mi sforzo mi sforzo un sacco ma sono così stanca sono nauseata ed ogni mattina una lotta dico io ma so che non è così che c’è sempre chi sta peggio che sono una viziata che dovrei poggiare i piedi al suolo e rimanere lì io sorrido sorrido un casino ma mi sento spaccata in due un altro cliché l’ennesimo le ansie le lacrime ma è davvero così un crimine non lo so

 

Sorrisi accostati che non mi aspettavo ma che fanno stare bene.

 

▌▌

Scusa.

 

 

Byez, la Nana.

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11 comments

  1. Sorrisi accostati che non mi aspettavo ma che fanno stare bene.

    Frase azzeccata ! Anche a me succedono le stesse cose ma, bastano 30 minuti ‘diversi’ con la compagnia odiata-amata e tutto cambia !
    Lo star bene è una nostra condizione influenzata dal caso che abbiamo vicino.
    Poi, realizzare ‘tempi’ più lunghi di benessere è un’altra storia !

    Non sei sola !
    Ciao.

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